Seguici su Instagram e sulla nostra pagina Facebook

SFC S. Martino di Bareggio Socio Aderente 2012

Ultimo aggiornamento (last update) 16 NOVEMBRE 2018

ore 23:00

Dove Siamo

via Novara 4, 20010 Bareggio (MI)

1984 - 2014: 30° ANNIVERSARIO

Orario di apertura

Venerdì: 21:15 - 23:15

Per informazioni

Principali Sostenitori

Questo sito è stato aperto il 10/11/2012

Altro che "barchetta"

La storia leggendaria della Ferrari dei laghi. Un motoscafo prodotto dai cantieri Timossi: L’ARNO TIMOSSI (AT) XI

Febbraio 2015

Anni cinquanta. La vita paesana scorreva in bianco e nero, come in una pellicola solcata dal lascito del tempo. Il caldo torrido evaporava dalla superficie del lago di Sarnico, e i bambini, con le loro magliette a righe, le bretelle a tener su i lerci pantaloni corti e le scarpette in cuoio, giocavano a lanciare i sassi fra le onde. I genitori, scesi dalle loro utilitarie Fiat bianco sporco, stendevano sui sassi il plaid sul quale avrebbero successivamente riposto il cestello in vimini con le provviste per il pic nic. Ad un tratto, in lontananza un boato si stagliava fra le montagne, poco a poco, in rapido avvicinamento. Quei bimbi, raddrizzarono le schiene dalla curiosità e, facendosi scudo con i palmi delle loro mani sopra l’arcata sopraccigliare. Provavano a scorgere la fonte di quel boato sempre più vicino. I moscerini creavano una barriera visiva spiraleggiando fra l’umidità stagnante, andando a distorcere gli anfratti più lontani delle coste. Un punto soltanto poteva distinguersi, in lontananza, fra le rive a centro lago. Il rumore sempre più vicino e sempre più assordante. Qualunque cosa potesse essere, era già tremendamente rumorosa e veloce. Quei bimbi iniziarono a chiamare i genitori, i quali ammirati fecero in tempo ad alzarsi e distinguere le forme di un disco volante rasente la superficie dell’acqua. Legno, griglie, un qualcosa di mai visto.

Un’imbarcazione totalmente diversa da quelle che imperversavano sulle coste lacustri. Una grossa scia di schiuma che accompagnava quello che ora era diventato un ruggito, spruzzava in aria dietro la sua struttura in alluminio. Tempo un secondo e lo spostamento d’aria fece trasalire la famigliola, la quale inconsapevolmente aveva avuto la fortuna di assistere la fase di collaudo dell’ARNO TIMOSSI XI, un’auto da corsa marchiata Ferrari trasformata in idroplano. Quello che giorni dopo lessero sui quotidiani, fu che un motoscafo battè il record mondiale sull’acqua spingendo fino a 243 KM/H.

Per l’esattezza il 1953 fu un anno favorevole per Enzo Ferrari, forte del titolo vinto nel ’52 da Alberto Ascari e prossimo alla vittoria del secondo titolo mediante vetture basate sulla categoria di Formula due dopo l’uscita di scena dell’Alfa nel 1951. Un neocostruttore di quel calibro aveva bisogno di raccogliere più consensi possibili, conseguenza dell’ambiziosa voglia di vittorie su ogni fronte, compreso quello nautico. Così, Enzo Ferrari commissionò ai cantieri TIMOSSI di Azzano (Co) un qualcosa di davvero strabiliante: un’imbarcazione monoposto equipaggiata con un 4.493,73 c.c a dodici cilindri, derivata direttamente dal tipo 375 F.1 del ’50, il quale per chi non ricordasse portò la casa del Drake alla vittoria in Formula uno sul circuito di Silverstone.

Naque pertanto un entrobordo, iscritto successivamente nella classe Races 800 KG da far gareggiare all’Idroscalo di Milano nel Gran premio d’Italia il 4 ottobre 1953, una competizione valida per il “Campionato del mondo.”

Quando il giovane Enzo spedì il suo “Mostro”, mandò al seguito anche il capomeccanico Meazza, in modo tale di poter riparare eventuali inconvenienti “sul posto”, senza gettare ombre e dubbi all’opinione pubblica sulla mancata perfezione dell’idroplano, i quali sarebbero altrimenti emersi in caso di vistose spedizioni dei pezzi di ricambio. A condurre l’AT XI fu il pilota di racers Achille Castoldi, colui che peraltro spinse l’imbarcazione oltre il record di velocità sull’acqua della categoria 800 KG sul lago di Sarnico a 243 Km/H nel ’53. Da menzionare a tal proposito una curiosità non ufficiale: il figlio del meccanico personale di Castoldi, Maurizio Giovanni Allione, sostiene che il padre in fase di riscaldamento effettuò con quel motoscafo passaggi ad oltre 270 all’ora. Trenta chilometri orari in meno al varco della soglia dei trecento. Sull’acqua! Al GP d’Italia, il potente scafo si presentò non ancora di colore rosso (colore che gli fu conferito fra una prova e l’altra) ma grezzo e senza una benché minima pinna stabilizzatrice, presente invece sulla seconda versione del ’60, e contrassegnato con il numero 4 e la scritta “Ferrari,” con la F allungata a poppa.

L'Arno XI accanto alla Ferrari 375 F1

Purtroppo Achille Castoldi poté fare solo quattro giri in quel dell’Idroscalo, in quanto il volante e il cruscotto, non propriamente ancorati definitivamente allo scafo dai cantieri TIMOSSI, si staccarono dalla loro sede. D’altrocanto era una prima serie e come tale, soggetta a tutte le incombenze tecniche del caso. Ma la sostanza c’era eccome, per questo nel 1960 Ferrari fece uscire una seconda serie dopo sei anni di totale silenzio, questa volta pilotato dall’ingegnere Nando Dell’Orto. Di questa seconda versione prima di tutto fu installata la pinna stabilizzatrice a poppa, in grado di ottimizzare le virate più “allegre”, in più fu montato nel frontale una sorta di calandra, con tanto di presa d’aria in grado di ricordare il muso di uno squalo. Verso poppa confluivano gli scarichi dopo aver percorso tutta la fiancata, ed il motore dodici cilindri, questa volta fu aumentato di cilindrata a ben 4500 cc. Un gioiellino di 550 CV in grado di competere anche per vie fluviali alla consorella Maserati con il suo “Tipo 59” (con motore della 450 S).

Oltretutto, ciliegina sulla torta, al nuovo ARNO XI furono applicati al motore Ferrari due compressori volumetrici. Di conseguenza, come in un videogioco moderno cambiò la categoria: da entrobordo corsa 800 KG, a 900 KG. Ma la differenza la si percepiva anche solo guardandolo. La numerazione di gara, dal 4 è passata al numero 50, nero su sfondo bianco, mentre lo scafo in legno compensato marino era realizzato in piccoli travetti di massello. Siccome poi i prodotti Ferrari da sempre erano l’avanguardia in persona, lo scafo era realizzato in alluminio seguendo le strutture progettuali in vigore a quei tempi all’aeronautica. Conseguenza di tutte queste modifiche, l’entrobordo si aggiudicò il titolo europeo in classe 4,5 Litri, ed il secondo posto nel campionato del mondo, categoria classe 900 KG del 1965. La storia fluviale di Enzo Ferrari però non finisce qui. Non tutti sanno che oggi è stato realizzato un altro entrobordo, con propulsore della F430, un otto cilindri 4300 cc in grado di sviluppare 490 CV, il quale si è aggiudicato due nuovi record di velocità ottenuti da Eugenio Molinari che, all’età di 71 anni, ha vinto il suo 71mo record, dedicato all’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo in occasione del sessantennio di casa Ferrari. Nulla da dire, il campione motonautico è appassionato di simboli, ed il 71 è il suo numero fortunato.

 

                                                                        …Mauro Modena…